Comunicato stampa del Comitato referendario «Stop alla DPI»

Berna, 15 aprile 2016

NO alla legge sulla medicina della procreazione: va troppo lontano!

Il comitato «Stop alla DPI» – interpartitico e indipendente dal comitato coordinato dal PEV –, rifiuta la modifica della legge sulla medicina della procreazione. Per il comitato, il quale ha contribuito alla riuscita del referendum con il 60 per cento delle firme raccolte, il pomo della discordia è costituito dall’autorizzazione dello screening cromosomico per tutte le 6000 e oltre coppie all’anno ricorrendo alla fecondazione artificiale. Il comitato «Stop alla DPI» rifiuta questo «test di normalità» in massa sugli embrioni. Esso non avrebbe lanciato un referendum se nella legge fosse stata integrata la variante iniziale moderata del Consiglio federale. Con il referendum, «Stop alla DPI» esprime la sua volontà a chiare lettere: stop e ritorno alla soluzione del Consiglio federale!

Nel suo messaggio al Parlamento del giugno 2013, il Consiglio federale si era espresso in modo significativo nei confronti dello screening cromosomico: «(…) produce un cambiamento di prospettiva, significativo anche dal punto di vista etico, dalla ricerca di una caratteristica isolata chiaramente causa di malattia ad un ‹test di normalità› complessivo che, di conseguenza, renderebbe inutile la giustificazione della DPI, dei suoi rischi e dei suoi svantaggi sulla base della supposizione di una situazione di stress insostenibile dovuta a una malattia grave del bambino.» (Messaggio, pag. 5091.)

Il Consiglio federale raccomandava allora al Parlamento di autorizzare la DPI, ma limitatamente alle coppie che sono colpite da una grave malattia ereditaria. Si tratterebbe in tal caso di 50 – 100 analisi all’anno. Il Parlamento non ha ascoltato il Consiglio federale. Esso ha optato per una decisione spingendosi oltre misura. Invece di concentrarsi unicamente sulle malattie ereditarie gravi, ora oltre 6000 coppie all’anno potrebbero lasciare analizzare i loro embrioni fecondati artificialmente secondo qualsivoglia criterio possibile e farli annientare qualora non fossero di loro piacimento.

Bisogna dire stop e tornare alla soluzione del Consiglio federale!

Il Consiglio federale è tenuto per legge a sostenere la raccomandazione di voto del Parlamento. Ciò non dovrebbe però costituire un lasciapassare per contraddire totalmente le proprie dichiarazioni precedenti:

• Nel messaggio il Consiglio federale aveva scritto: «La Svizzera (…) verrebbe così a dotarsi di una regolamentazione della DPI decisamente più liberale rispetto agli Stati confinanti come ad esempio Germania e Francia, addirittura andando ad unirsi al gruppo degli Stati in assoluto più liberali in materia.» (Messaggio, pag. 5089.) Alla conferenza stampa dell’11 aprile 2016, Alain Berset ha definito come «rigorosi» i presupposti necessari per la DPI.

• Nel messaggio il Consiglio federale aveva scritto in merito allo screening cromosomico: «(…) implicherebbe oltrepassare un confine che il Consiglio federale non intende oltrepassare.» (Messaggio, pag. 5092.) Alla conferenza stampa dell’11 aprile 2016, Alain Berset ha affermato che l’estensione della legge è «assolutamente accettabile».

• Durante il dibattito parlamentare Alain Berset aveva affermato: «La realtà (del numero di coppie che potrebbero essere coinvolte) è difficile da valutare. Essa varia tra 1000 e 2000 casi all’anno, ma è difficile stabilirlo con molta precisione. Tuttavia, si tratta di un’estensione considerevole delle ammissioni dello ‹screening› che non è auspicata dal Consiglio federale.» (Verbale del dibattito del Consiglio nazionale del 3 giugno 2014, pag. 828.) Alla conferenza stampa dell’11 aprile 2016 egli ha invece detto che sarebbero presumibilmente da «500 a 1000» all’anno le coppie che farebbero capo alla DPI.

Qualora la legge sulla medicina della procreazione fosse rifiutata nella votazione, il comitato «Stop alla DPI» s’impegnerà affinché il progetto di legge ritorni nella variante iniziale proposta dal Consiglio federale. In tal caso – e soltanto in tal caso – non lancerà più un referendum.

REFERENZE

Verena Herzog
Consigliera nazionale UDC TG:

«Non voglio che si introduca un ‹test di normalità› globale sugli embrioni prodotti in provetta e che tutti quelli che non sono ‹perfetti› vengano eliminati.»

Brigitte Häberli-Koller
Consigliera agli Stati PPD TG

«Ritengo che la legge va troppo lontano: la selezione non deve divenire la regola. Non voglio neanche che vengano prodotti in massa embrioni soprannumerari.»

Maximilian Reimann
Consigliere nazionale UDC AG

«Il progetto originale del Consiglio federale era accettabile, ma poi il Parlamento vi ha fatto delle aggiunte smisurate. Bisogna quindi dire stop e tornare alla soluzione del Consiglio federale!»

Jean-Paul Gschwind
Consigliere nazionale PPD JU

«Dico NO affinché il Parlamento possa di nuovo tornare alla decisione eticamente migliore del Consiglio federale. L’abuso verrebbe in tal modo impedito.»

 

Per ulteriori informazioni:
Comitato «Stop alla DPI», Casella postale, 4142 Münchenstein, Tel. 061 415 20 67, www.stop-alla-dpi.ch

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